CONTRIBUTI


Funzionalità di base e prerequisiti specifici per la pratica del Karate.


Premesso che chiunque può avvicinarsi alla pratica delle discipline orientali in generale e al Karate nello specifico, e che chiunque può trarre quei benefici che sono tipici del percorrere una "VIA", occorre riflettere sul modo di eseguire determinate tecniche a seconda delle caratteristiche fisiche e morfologiche di ognuno al momento della pratica.
Ogni insegnante dovrebbe analizzare la situazione di partenza del praticante soprattutto in riferimento alla mobilità dell'articolazione tibio-fibulo-tarsica (caviglia) e coxo-femorale (anca) sul piano sagittale (flesso-estensione).
L'assenza di mobilità sufficiente su queste due articolazioni rende impossibile eseguire posizioni "basse" se non a discapito di dannose sollecitazioni in torsione sul ginocchio e di iperlordosi a livello lombare che, col persistere della sollecitazione, possono portare seri danni fisici.
A parer mio non è corretto richiedere determinate prestazioni prima di aver eseguito un lungo lavoro sul recupero delle ampiezze articolari.
Chiunque può perciò praticare e gustare i vantaggi nel seguire la "Via della Mano Vuota" ma adattando le ampiezze e i movimenti alle proprie caratteristiche di partenza.
Cio premesso, come lavorare e assaporare l'armonia del gesto progredendo dal punto di vista articolare prima e dal punto di vista tecnico poi?
I due aspetti procedono di pari passo.
Nel prossimo contributo analizzerà una progressione possibile coniugando allungamento e potenziamento muscolari.
Oss.
Fausto Cambula